L’inverno è alle porte, Kaede e Kataoka sono ritornati in Giappone e Shizukuishi ritrova il calore del tempo trascorso insieme e si sente finalmente un po’ più a casa. A breve, tuttavia, dovrà spostarsi di nuovo: ha deciso di andare a vivere con Shin’chirō, e così si mettono alla ricerca di un posto dove abitare, tra appartamenti improbabili e agenti immobiliari dalle dubbie capacità. Le persone, però, non sempre sono ciò che sembrano, e questo vale anche per Shin’chirō. Basterà un viaggio nel passato per rompere tutti gli equilibri e gettare Shizukuishi nella disperazione consentendole al contempo di crescere. Un serpente di giada, una donna prorompente, un giardino fuori dal mondo: questi e altri gli ingredienti di una storia di dolore e speranza in puro stile Yoshimoto.

Non posso credere di essere stata così superficiale.
Fino a poco tempo fa, avevo considerato Il giardino segreto come un libro a sé stante, dato il senso compiuto della storia. Mi sarebbero bastati qualche attimo in più di attenzione e un occhio un po’ più scrupoloso, per concentrarmi su quel piccolo sottotitolo: Il Regno. 3.
Ebbene, molti lo sapranno già, ma Il giardino segreto di Banana Yoshimoto (Edizione Universale Economica Feltrinelli, da acquistare con un altro libro della promozione a
€ 9,90, con traduzione di Gala Maria Follaco) è proprio il terzo capitolo di una serie di quattro, in ordine:
- Andromeda Heights
- Il dolore, le ombre, la magia
- Il giardino segreto
- Another World
Una volta scoperto questo incredibile arcano – ammetto di sentirmi particolarmente scema – ho almeno avuto il piacere di scoprire che la storia di Shizukuishi, a cui mi sono affezionata, non è finita dove l’ho lasciata, e che da lì non è nemmeno cominciata.
Lo avrei potuto osservare per ore, ero sempre accanto a lui. In fondo è così quando si è innamorati, no?
La maggior parte delle mie recensioni – anzi, forse tutte – riguardano i “primi approcci” all’autore in questione. Anche in questo caso è così: ho conosciuto Banana Yoshimoto con questo libro, dopo aver sentito parlare molto bene della scrittrice. Come sempre, non mi concentro molto sulla trama, per evitare qualsiasi tipo di spoiler o di divagazione … o almeno ci provo.
Comincio subito dicendo che l’ho trovato estremamente semplice, scorrevole, piacevole. Mi piace cimentarmi in letture di solito più complesse o più “intense”, e ritrovarmi di fronte a queste pagine di parole piane, chiare e sognanti mi ha fatto rilassare molto, nel corso della lettura, tant’è che ho finito presto di leggere il libro. Lo stile della Yoshimoto sembra riflettere, a mio parere, le tradizioni e le atmosfere nipponiche descritte e raccontate, con quei toni calmi e profondi tipicamente orientali. Il percorso di crescita della protagonista muove da una novità ben presto svuotata di ogni entusiasmo: andare a vivere con l’uomo che si ama dovrebbe rappresentare l’apice dell’emozione in un sentimento quale quello amoroso. E invece questo passo manifesta un amore finito sul più bello. Il punto determinante di questo cambiamento è rappresentato proprio dal giardino segreto, il luogo chiave del passato di Shin’chirō: un salto nel passato muove le pedine sulla scacchiera del presente, taglia l’unico filo che ancora teneva unite queste due anime e che manteneva saldi gli equilibri forzati di Shizukuishi.
Mi rendo conto di non possedere un metro di paragone per poter valutare questo libro alla luce delle altre opere dell’autrice, che non ho letto: ma posso dire, ora come ora, che mi è piaciuto. E mi è piaciuto soprattutto il modo in cui questo cammino interiore, questa crescita a intervalli irregolari viene messa in evidenza. Le riflessioni sugli avvenimenti giornalieri si riempiono di gradazioni di colori personali, elevate e quasi al di fuori della stessa storia. Questo mi ha permesso di allargare la mia visione e trasporre quelle brevi frasi sulle mie stesse esperienze, facendomi ricordare sensazioni che pensavo di aver smarrito da tempo.

Il cammino personale di Shizukuishi è favorito dalla presenza di due figure per me affascinantissime, Kaede e Kataoka, descritti quasi soltanto attraverso le parole che dicono. Questa sfumata caratterizzazione dei personaggi, a mio avviso, può non essere apprezzata da tutti, e ammetto di aver letto sul sito della Feltrinelli molti commenti negativi nei confronti di questo libro, anche in relazione a questo suo aspetto. Io invece ho apprezzato molto anche questo. Rimango estasiata quando un autore lascia così tanto spazio alle interpretazioni e alle sensazioni del lettore – sia che lo faccia di proposito, sia che non se ne renda conto, questo non posso saperlo. Ecco perché la situazione psicologica e la caratterizzazione evanescenti mi sono sembrate utili e allettanti. E’ sempre bello riuscire ad entrare nella testa di un personaggio, specie se il testo ti vincola a determinati aspetti del suo pensiero, come se volesse dirti che in realtà non si può entrare nella testa di nessuno profondamente. Questo per me è molto stimolante, e mi esorta anzi a provare a leggere sempre più in profondità; la vedo come una sorta di psicologia inversa.
La nuova vita in serenità e amore che Shizukuishi si era immaginata prenderà una piega diversa, si farà carica di dolore ma anche di speranza, con delle sfumature di pensiero particolari e colorate.
Non vedo l’ora di procurarmi gli altri libri della saga – ora che lo so – per poter completare la mia visione e capire come continua il suo percorso.
È stata una recensione più corta del solito: ma c’è davvero poco da dire sulla trama, e tanto da scoprire sulle linee dei concetti mossi dai semplici avvenimenti. Per questo vi consiglio la lettura di questo libro, se vi ho incuriositi: magari però cominciate da Il Regno. 1!

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