Ray Bradbury: l’incendio annientatore del libero pensiero

Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag, il pompiere, inizia la scoperta di un mondo diverso, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante.

 

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Questo libro racchiude il peggiore incubo di ogni appassionato lettore (e non solo). Con Fahrenheit 451 (Edizione Oscar Mondadori, classici moderni;  € 9,00), Ray Bradbury ci proietta in una dimensione assurda (ma non troppo), dove la tecnologia ha preso il sopravvento a tal punto da portare al paradossale divieto di leggere e di possedere libri o carta stampata: tutta la carta trovata va bruciata, distrutta. Ed è in questa realtà contorta che i pompieri appiccano incendi, e Guy Montag, il protagonista, è proprio uno di questi. Come (quasi) tutti gli uomini di questo libro, Montag non si pone più domande sulla sua esistenza, non osserva il paesaggio al di là delle certezze, non conosce il dubbio e non lascia che la luna entri nella sua stanza. La sua vita procede nella più totale e anonima sicurezza di stare bene. Ma non è così, e Montag se ne renderà conto soltanto dopo aver incontrato una ragazza un po’ strana, Clarisse, ancora capace di conservare la ricchezza instillatale dai libri che ha letto.

In una notte di fuoco, Montag capisce che gli incendi che ha appiccato fino a quel punto hanno distrutto anche ogni briciola di vera umanità nel suo animo, hanno distrutto tutto ciò che di bello si possa celare nella coscienza di un uomo. Il pompiere si rende consapevole pian piano della sua esistenza misera, circondata da altrettante misere esistenze, sconosciute anche a se stesse, senza nulla da offrire a nessuno, neanche a se stesse.  Montag comprende che anziché salvaguardare il pensiero delle persone, la legge stava provando e riuscendo a privarle del tutto della capacità di pensare.  Il regime dittatoriale imperante si fa portatore della “vera informazione”, forgiando un mondo frivolo, di persone vuote e passive, immobili nei confronti della vita perché non hanno gli strumenti per capire cos’è la vita vera, fatta di pensieri, di opinioni e di decisioni prese sulla base di idee scaturite da noi stessi.

Nonostante ciò che si possa pensare, Montag non ha toccato il fondo, e non lo toccherà mai. La sua esistenza si è protratta nel tempo sopra un filo sottile di certezze imposte dall’alto, e la nuova consapevolezza nei confronti del suo io e del mondo non lo destabilizzano al punto tale da farlo crollare. Certo, le varie situazioni in cui si verrà a trovare, gli incontri che farà, lo porteranno ad una condizione di crisi senza precedenti: ma il messaggio che si svela alla fine della lettura è assolutamente carico di speranza. Montag, infatti, dopo essere stato costretto a fuggire a causa della denuncia di sua moglie in quanto “possessore di libri”, incontra un gruppo di esuli, uomini che si trovano nella sua stessa situazione. Dopo aver parlato con loro, egli scopre che ciascuno di essi ha imparato a memoria uno dei testi più importanti che siano mai stati scritti, per poterli tramandare alle generazioni future. E’ questo il gruppo dei ribelli cui si unisce il protagonista, nella comune volontà di fondare un nuovo mondo.

La scrittura di Bradbury si dispiega nelle 180 pagine con la bellezza amara delle cose che si lasciano appassire. Le ambientazioni, che siano esterne o interne, vengono descritte con scarsità di dettagli, in maniera del tutto funzionale e coerente al mondo asettico e sterile e freddo in cui vive il pompiere, un mondo in cui è sparita la meraviglia verso le piccole gioie della vita, in cui non vengono più raccontate le favole e i sogni sono solo un ricordo lontano.

 

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“Fahrenheit 451” corrisponde alla temperatura in cui comincia a bruciare la carta (anche se ci sono diverse opinioni a riguardo).

 

Fahrenheit 451 offre interessanti spunti e chiavi di lettura.
Senza dubbio l’autore ha voluto mettere in evidenza la sempre più forte oppressione dei mass media, che si insinuano nelle case delle persone ignare fino a prendere possesso delle loro menti impreparate. Televisori, auricolari, qualsiasi strumento tecnologico avanzato viene disposto in ogni angolo della città, in ogni abitazione, per garantire il pieno controllo al regime. Nessuno è libero di pensare con la propria testa, e di conseguenza si finisce a vivere una vita spogliata dalle reali emozioni e ricoperta di false felicità e divieti. Le relazioni con l’altro vengono falsate e riempite anch’esse di sentimenti imposti, tant’è che Montag si accorge ben presto che sua moglie Mildred per lui sia in realtà al pari di una sconosciuta, e il rapporto con lei va man mano rivelandosi nel suo reale malessere. Mildred si trova infatti rinchiusa nella gabbia dell’assuefazione dalle credenze imposte dal regime, e pur soffrendo tremendamente, non è più in grado di salvarsi.

Attraverso questa distopia desolante, Ray Bradbury ci fa riflettere sul ruolo della lettura nella formazione di un pensiero autonomo e libero da condizionamenti di ogni tipo. Io sono sempre stata fermamente convinta dell’importanza dei testi che leggiamo per la formazione del nostro io più profondo, per la creazione delle nostre opinioni e per l’arricchimento delle nostre menti. Il messaggio dell’autore sembra essere questo: privare l’uomo di qualcosa di così fondamentale equivale al suo annientamento psichico e spirituale, che prima o poi porta inevitabilmente all’annientamento fisico. Un racconto fantascientifico da annoverare in mezzo a Il nuovo mondo di Huxley e 1984 di Orwell, che fa leva sui tormenti esistenziali, li “protegge” per farci capire quanto sia importante continuare a porsi dei dubbi, a cercare domande nei libri e provare a trovare risposte in altri libri ancora.
Spesso non ci rendiamo conto di quanto sia rilevante l’immaginazione per la nostra esistenza, di quanto sia vitale continuare ad oliare gli ingranaggi del nostro cervello, gustando, masticando le parole nostre e di altri che prima di noi hanno capito l’importanza della libertà della mente.

Questo mondo è come la nostra dimensione odierna, sempre più proiettata alla meccanizzazione del pensiero, al confezionamento delle opinioni, alle risposte pronte e alla semplicità di un ragionamento sempre uguale a se stesso; l’unica differenza è che oggi, ancora, quella piccola resistenza di lettori e letterati può ancora respirare.

Nella speranza che questa resistenza continui ad alimentare se stessa negli anni, vi consiglio caldamente questa lettura, che dal 1953 non ha mai perso la forza coinvolgente di quelle catastrofi che sono così vicine a noi da spaventarci continuamente.

<< Questa notte ho pensato a tutto il cherosene di cui mi sono servito da dieci anni a questa parte. E ho penato ai libri. E per la prima volta mi sono accorto che dietro ogni libro c’è un uomo. Un uomo che ha dovuto pensarli. Un uomo a cui è occorso molto tempo per scriverli, per buttar giù tante parole sulla carta >>.

2 pensieri riguardo “Ray Bradbury: l’incendio annientatore del libero pensiero

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