John Keats, “Ode su un’urna greca”

Il «secondo Romanticismo» inglese fu caratterizzato dalla presenza dell’autore John Keats, significativa figura nel panorama letterario per il suo particolare sguardo alla poesia, al bello artistico. Quella che vi propongo oggi è Ode on a Grecian urn (Ode su un’urna greca), pubblicata nel 1819. Essa rappresenta una caso atipico della poesia romantica, perché priva dei topoi di quel sentire; piuttosto l’autore vuole ricercare e celebrare l’immortalità dell’arte, la cui bellezza si lega inesorabilmente alla verità. È attraverso i sensi che l’autore scova gli unici due tipi di conoscenza: bellezza e verità.

 

Ode on a Grecian urn

Thou still unravish’d bride of quietness,
thou foster-child of Silence and slow Time,
sylvan historian, who canst thus express
a flowery tale more sweetly than our rhyme:
what leaf-fringed legend haunts about thy shape
of deities or mortals, or of both,
in Tempe or the dales of Arcady?
What men or gods are these? What maidens loth?
What mad pursuit? What struggle to escape?
What pipes and timbrels? What wild ecstasy?
Heard melodies are sweet, but those unheard
are sweeter; therefore, ye soft pipes, play on;
not to the sensual ear, but, more endear’d,
pipe to the spirit ditties of no tone:
fair youth, beneath the trees, thou canst not leave
thy song, nor ever can those trees be bare;
bold Lover, never, never canst thou kiss,
though winning near the goal – yet, do not grieve;
she cannot fade, though thou hast not thy bliss,
for ever wilt thou love, and she be fair!
Ah, happy, happy boughs! That cannot shed
your leaves, nor ever bid the Spring adieu;
and, happy melodist, unwearied,
for ever piping songs for ever new;
more happy love! More happy, happy love!
For ever warm and still to be enjoy’d,
for ever panting, and for ever young;
all breathing human passion far above,
that leaves a heart high-sorrowful and cloy’d,
a burning forehead, and a parching tongue.
Who are these coming to the sacrifice?
To what green altar, o mysterious priest,
lead’st thou that heifer lowing at the skies,
and all her silken flanks with garlands drest?
What little town by river or sea-shore,
or mountain-built with peaceful citadel,
is emptied of its folk, this pious morn?
And, little town, thy streets for evermore
will silent be; and not a soul, to tell
why thou art desolate, can e’er return.
O Attic shape ! Fair attitude! With brede
of marble men and maidens overwrought,
with forest branches and the trodden weed;
thou, silent form! dost tease us out of thought
as doth eternity: Cold Pastoral!
When old age shall this generation waste,
thou shalt remain, in midst of other woe
than ours, a friend to man, to whom thou say’st,
“Beauty is truth, truth beauty” – that is all
         ye know on earth, and all ye need to know.

 

Keats_urn.jpg

Ode su un’urna greca

Tu sposa della quiete, ancora inviolata,
tu figlia adottiva del Silenzio e del lento Tempo,
narratrice delle selve, che puoi quindi narrare
una raffinata storia più dolcemente di quanto fanno le mie rime:
quale leggenda vive, ornata di foglie, nelle tue forme
di divinità e mortali, o entrambi,
a Tempe o nelle vallette d’Arcadia?
Che uomini e che dei sono questi? Quali fanciulle ritrose?
Quale folle ricerca? Quale tentativo di fuga?
Quali flauti e tamburi? Quale estasi selvaggia?
Le melodie udite son dolci, ma quelle che non si sentono
lo sono ancora di più; quindi, dolci flauti,
continuate a suonare, non per il l’udito, ma, ancora più caro,
suonate per lo spirito canzoni senza suono:
bel giovane, sotto gli alberi, non puoi cessare
la tua canzone, né mai saranno spogli quegli alberi;
amante audace, non potrai mai, mai baciarla
anche se sei così prossimo al tuo obiettivo – eppure, non temere;
lei non può scomparire, anche se non raggiungi la tua gioia,
tu amerai per sempre, e lei sarà per sempre bella.
Ah felici, felici rami! Che non potete perdere
le foglie, e non direte mai addio alla primavera;
e, felice suonatore, mai stanco,
che intonerai per sempre musiche sempre nuove;
ancor più felice amore! Più felice, felice amore!
Per sempre caldo e ancora da godere,
per sempre ansimante, e per sempre giovane;
siete superiori a ogni viva passione umana,
che lascia il cuore afflitto e nauseato,
la fronte in fiamme, e la lingua arida.
E chi sono costoro che vanno al sacrificio?
A quale verde altare, oh sacerdote misterioso,
conduci quella giovenca che muggisce al cielo,
coi lisci fianchi adornati di ghirlande?
Quale piccolo paese sul fiume, o sul mare,
o quale pacifica cittadella inerpicata sui monti
si è svuotata dei suoi abitanti in questo sacro mattino?
Piccolo villaggio, le tue strade saranno per sempre
silenziose; e nessuno potrà mai tornare
a dire perché tu sei desolato.
Oh, forma attica! Posa bella! Con un’elaborata
decorazione di uomini e fanciulle marmoree,
coi rami della foresta e le erbe calpestate;
tu, forma silenziosa! Che ci fai perdere la ragione
come fa l’eternità: fredda pastorale!
Quando la vecchiaia devasterà questa generazione,
tu resterai, in mezzo ad altri dolori
diversi dai nostri, amica dell’uomo, a cui dicesti,
“Bellezza è verità, verità bellezza”, – questo è tutto
    ciò che sapete sulla Terra, ed è tutto ciò che vi occorre sapere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close