Oriana Fallaci: parole che narrano “una vita che non muore”

“Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante”.

 

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Per mia fortuna, ho acquistato Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci (edizione BUR con prefazione di Lucia Annunziata; € 10,00). Oso dire “per mia fortuna” perché questo è un libro che mi ha lasciato molto dentro, molte riflessioni, molte domande, molte risposte, molti dubbi. L’ho letto poco tempo fa, tutto d’un fiato, poco meno di una settimana per riuscire a metabolizzare nel miglior modo possibile ogni singola parola. Parole dirette, taglienti nella loro linea essenziale, messe insieme in questa analisi assolutamente razionale e appassionata di una coscienza femminile che potrebbe rispecchiare quella di tutte le donne del mondo. Toccante, straziante, devastante e sempre attuale, riflette il dramma esistenziale della stessa esistenza, la tragicità di una scelta.

Da un lato, una “quasi madre” che diventa madre consapevole in assenza della maternità; dall’altro, un “quasi figlio” che viene riconosciuto, man mano, portatore sano e puro della vita.

Il concetto della vita negata è al centro delle turbolenze nell’animo della donna che Oriana ci racconta: volere un figlio vuol dire costringerlo alla vita, e la vita è fatta di dolore, di rabbia, di solitudine; ma avere un figlio significa anche sacrificare una vita già avviata, una vita sicura che sa già come funziona il mondo: una vita che è per una vita che non è ancora.

Non per nulla Lettera a un bambino mai nato viene considerato, oggi, “un classico della letteratura di tutti i tempi e Paesi”: la Fallaci raggiunge un gradino più alto rispetto al dibattito sull’aborto, guarda ad una riflessione razionale che tocca e distrugge i confini fra scienza e morale, come la stessa Lucia Annunziata scrive nella prefazione: “Avevi capito, Oriana, tanti anni prima, che la morale e la scienza non si possono dividere. Almeno di fronte alla dignità di sé”. Lei non si schiera: semplicemente difende quel diritto che ogni donna dovrebbe avere e dovrebbe poter esercitare nonostante tutto, il diritto di scegliere, scegliere del proprio corpo, della propria vita, di tutto ciò che ci può essere d’importante nel percorso esistenziale di un essere umano.

 

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“Una goccia di vita strappata dal nulla”, come la definisce Oriana nell’incipit del libro, determina un cambiamento: inizia un percorso in un climax ascendente di dolore e solitudine, nel quale la scelta fatidica fra vita e morte tende faticosamente verso la prima che poi, improvvisamente, non esiste più. I capitoli, alcuni brevi, altri più corposi, si sciolgono nelle intense considerazioni di una madre sola che parla al figlio della fatica della vita, senza che le importasse di quanti giorni o mesi avesse. Un rapporto così sbilanciato, per ovvi motivi, riesce comunque a darle la forza necessaria ad andare avanti, le permette di accettare la nuova vita che si sta formando in lei … ma è sempre più difficile: la vita nascente risucchia quella già fatta, e una donna, sola, realizzata, in un’epoca controversa e in qualche modo avversa alle donne come lei, non può realmente accettare la situazione fino in fondo.

Ecco che allora trovano spiegazione i momenti d’ira, di “odio” nei confronti del bambino, lunghe digressioni sul diritto che può avere una vita non ancora del tutto tale di distruggerne un’altra che invece lo è. Tutto fa parte di quell’universo di paure, di momenti di esasperazione che ogni donna sperimenta mentre porta avanti una gravidanza, specie nel periodo storico in cui il libro veniva scritto (1975). La stessa autrice, alla pubblicazione del libro, sottolinea: “Non sono io la donna del libro. Tutt’al più le assomiglio, come può assomigliarle qualsiasi donna del nostro tempo che vive sola e che lavora e che pensa. Proprio per questo, perché ogni donna potesse riconoscersi in lei, ho evitato di darle un volto, un nome, un indirizzo, un’età”. Le sue sono considerazioni, drammatiche ma veritiere, sul travaglio emotivo di una donna del suo tempo (che non è lontano dal nostro) che all’improvviso deve fare i conti non solo con la propria esistenza, ma anche con quella di un’altra creatura.

Oriana affonda le dita nei sentimenti, nei pensieri più profondi e complessi della coscienza, per offrirci una trama a tappe nella mente di una donna, trama tragica che culmina in quel tormentoso processo interiore contro se stessa.

Un libro sul tormento, sul dolore di una donna, sul rapporto fra una madre e un figlio che non riusciranno mai ad incontrarsi fisicamente, ma la cui unione sarà per sempre suggellata da quella parte di vita vissuta insieme. Una storia di sofferenza che diventa però anche un inno alla stessa vita, una storia che è solitudine nella compagnia di una gocciolina che cresce tanto per poi smettere di esistere …

Libro assolutamente consigliato.

5 pensieri riguardo “Oriana Fallaci: parole che narrano “una vita che non muore”

  1. Una recensione che ti fa vivere la vera essenza del libro anche non avendolo letto, che propone un’analisi accurata dei temi che stanno alla base del racconto e che ti fa venire voglia di leggerlo per riuscire a cogliere il messaggio profondo dell’autrice.
    Dunque, complimenti all’autrice ma anche a colei che confrontandosi accuratamente con il testo si è resa autrice di questa profonda e originale recensione.

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  2. Complimenti per la recensione! Ho letto il libro quando ero adolescente, poi l’ho riletto quest’estate; a distanza di parecchi anni rimane uno dei miei libri preferiti che mi ha coinvolto profondamente
    Adriana Pitacco

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    1. Assolutamente, è uno di quei libri che restano dentro per sempre. Grazie infinite per aver letto la recensione e per il commento; sono contenta le sia piaciuta!

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  3. Oriana Fallaci rappresenta a più riprese la donna e la sua condizione. Ho letto tutti i suoi libri, anzi mi rifiuto di riporli sulla libreria e continuo a tenerne alcuni sul comodino, vicino. Lei, come la stessa Annunziata premette, arriva prima ai concetti, a quell’elaborazione che solitamente richiede del tempo… cosi anche nella trilogia di La rabbia e l’orgoglio. … straordinaria creatura Oriana, che rimarrà sempre nella voce di chi come te, ne ha saputo sottolineare le indiscusse capacità ed il grande animo e in tutti noi che in lei ci siamo immedesimate…🌼

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    1. Concordo pienamente; grazie per il commento! Sono contenta di essere riuscita a trasmettere almeno un poco quanto grande sia stata Oriana e quanto sia sempre vicina a noi ❤

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