“Pink Tank Pink Think”: le donne al potere come le arcadi settecentesche

Il sei settembre Riccardo Cataldi, Social Media Manager di Fandango Libri, mi contattava per propormi di organizzare una meravigliosa iniziativa, insieme a Giusi Dell’Abadia. In occasione dell’uscita di Pink Tank – Donne al potere. Potere alle donne, prevista per il ventisei dello stesso mese, avremmo dovuto dare vita ad un enorme gruppo di lettura virtuale, fatto di tante belle persone interessate al sociale, per produrre poi dei contenuti (in libertà) alla luce del nostro ricco e costante dibattito. In questo modo è nato il progetto Pink Tank Pink Think, che vede coinvolti venti bookblogger appassionati e che ancora va avanti nella riflessione sulle tematiche affrontate da Serena Marchi, giornalista professionista e scrittrice che si è già occupata per Fandango di questioni spinose (della maternità in Madri comunque, del corpo femminile in Mio Tuo Suo Loro).

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Il banner del progetto con i nomi dei partecipanti

Pink Tank è un compendio di diciotto interviste di donne italiane in politica, “un serbatoio di pensiero finora inesplorato”, propone “uno spaccato fondamentale del nostro paese” e si offre come terreno di confronto fra concezioni anche molto diverse che però hanno un sottofondo comune: la scarsa rappresentanza italiana delle donne al potere. Non è tanto questione di leadership, dice qualcuna delle intervistate, ma di potere. La società è stata immaginata, organizzata e normalizzata al maschile, e checché se ne dica, dopo sanguinose lotte per l’emancipazione e le pari opportunità, ancora oggi le donne faticano a trovare un posto in determinati settori senza cadere vittime di un processo di delegittimazione. La misoginia dilaga come sostrato culturale e sociale particolarmente difficile da debellare, e spesso agisce in maniera inconscia, così tanto normalizzata da far parte della forma mentis anche di molte donne – mi vengono in mente i termini e i titoli scelti da alcune giornaliste (tutti basati sull’aspetto fisico), o quelle donne capaci di incolpare le vittime di uno stupro a suon di “se l’è cercata”, “aveva bevuto troppo”, “era troppo scollata”.

“Serena Marchi […] ha incalzato e riflettuto con loro sulla condizione delle donne e della leadership al femminile nel Belpaese. Non è stato facile convincerle a parlare di come hanno iniziato a fare politica, di cosa sognavano quando erano bambine, di come hanno dovuto combattere per farsi largo in un mondo che non le aveva considerate”.

Le donne in questione sono: Emanuela Baio, Paola Binetti, Laura Boldrini, Emma Bonino, Mara Carfagna, Luciana Castellina, Monica Cirinnà, Anna Finocchiaro, Mariapia Garavaglia, Elisabetta Gardini, Cécile Kyenge, Marianna Madia, Giorgia Meloni, Rosa Menga, Irene Pivetti, Daniela Santanchè, Elly Schlein e Livia Turco. Vi rimando all’articolo di Lucrezia di Sotto la copertina, che ha tracciato un excursus critico esaustivo riguardo ai contenuti del saggio, mettendo a confronto i punti salienti delle interviste per analizzare le principali questioni trattate: la vicenda biografica dell’intervistata, la leadership femminile, le quote rosa.

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Serena Marchi ©serenamarchi.it

Senso di colpa, inadeguatezza, il peso dell’immagine, ma anche la consapevolezza del proprio valore, la determinazione, la volontà “ribelle”, di sfida – con tutte le fragilità che si portano dietro – sono temi da sempre tipici dell’universo femminile (per quanto io non ami le etichette). Non stiamo parlando soltanto degli anni ’50 o dell’oggi, ma anche del 1800, del 1700 e chi più ne ha più ne metta. Continuità tematica indicativa, questa, del fatto che non si è ancora raggiunta la parità, di fatto, per via di una mancata “normalizzazione”. Le donne sono relegate ai temi considerati marginali, quelli legati per esempio al sociale (come alla letteratura marginale delle arcadi del ‘700), colpite costantemente con l’arma della delegittimazione di cui accennavo, che trascina con sé la realtà del gap evidente uomo-donna (la differenza salariale è la conseguenza di un problema radicato). Se gli stereotipi sussistono, il problema è di natura sociale e culturale – e su questo le intervistate appaiono tutte d’accordo, ciascuna con le proprie convinzioni ed eventuali considerazioni: il potere è uno strumento che standardizza, ed è ancora esclusivamente nelle mani dell’uomo.

Il linguaggio di genere, in tal senso, potrebbe davvero fare la differenza, ma su questo punto, invece, leggiamo pareri contrastanti. Per dimostrare l’importanza e l’efficacia di tale linguaggio, però, mi riallaccio al mio recente studio sulla letteratura settecentesca delle donne iscritte all’Accademia dell’Arcadia a partire dal saggio La donzelletta che nulla temea – Percorsi alternativi nella letteratura italiana tra Sette e Ottocento di Tatiana Crivelli.

Nel secolo dell’Illuminismo e della nascita dei principali nuclei ideologici, che porteranno ai nazionalismi e alle guerre d’indipendenza, mentre alcuni pensatori e autori producevano importanti innovazioni in campo letterario, legislativo, scientifico, prendeva il via anche un processo di virilizzazione della nazione che cercava di debellare tutte quelle caratteristiche e quelle attività considerate “effeminate” e quindi “deboli”, e che giungerà a compimento nei due secoli successivi. La letteratura assume in questo modo una nuova funzione determinante ed è così che, per esempio, con la stesura di alcune storie della letteratura a partire dal secolo successivo, saranno sempre meno le donne ricordate. Nel mio breve saggio in merito, però, ricordo che è proprio in questo secolo che si solleva, per contrasto, una forte volontà emancipatoria: “L’afflato emancipatorio del Settecento nella prospettiva di una ‘letteratura delle donne’ ha innescato dei particolari meccanismi grazie ai quali poetesse come (Teresa) Bandettini hanno saputo stabilire una pratica di riconoscimento, conferendosi una certa autorevolezza. Tramite la sorellanza, ovvero l’aiuto reciproco fra donne intellettuali, la scelta di determinate tematiche gender e di alcuni generi solitamente relegati ai margini del dibattito culturale, la scrittura spesso classificata ‘al femminile’ ha trovato una propria espressione, e con essa l’aspirazione ad ottenere un proprio posto nella letteratura italiana – in barba a quella ‘virtù della modestia’ che non ha fatto altro che camuffare la perdita intenzionale delle notizie sulle scrittrici e la loro censura”.

Tutto questo per dire che la letteratura è l’esempio innegabile della misoginia che ci caratterizza, l’Italia più di altri paesi, che la scarsa rappresentanza delle donne al potere e la presenza delle quote rosa si legano ad una battaglia impari che affonda le sue radici nella costruzione dell’identità nazionale e risale per i secoli che la precedono. Tutto questo per sottoscrivere quanto alcune intervistate suggeriscono riguardo alla necessità, ancora oggi, di prendere atto del problema e agire insieme, come le arcadi settecentesche. Si fatica molto a rendere gli animi consapevoli di una questione risolta solo in minima parte, le donne continuano a lottare contro gli stessi stereotipi e gli stessi temi, le stesse preoccupazioni: sessualità, maternità, una propria voce, la carriera.

Pink Tank rappresenta un ottimo punto di partenza per affrontare di petto la difficile condizione delle donne italiane in politica, attraverso le loro precise parole. L’interferenza – se così possiamo definirla – dell’autrice è pressoché nulla, manca una “conclusione” critica, un parere personale, qualche considerazione scomoda in corso di intervista (e ammetto di averne un po’ sentito la mancanza). Ma è anche vero che questo libro non nasce come un trattato di sociologia, e raggiunge appieno lo scopo preposto: dare voce, raccogliere dati, quindi spingere al confronto.

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@riverberodiparole

Particolarmente stimolante, per me come per gli altri partecipanti al gruppo di lettura, è stato fare i conti con opinioni completamente diverse dalle proprie, a volte aberranti, altre volte ricche di punti di vista mai considerati prima. Troppo poco spazio forse è stato riservato alla questione istruzione, da parte delle intervistate. Sono dell’idea che la formazione di un individuo sia fondamentale nell’ottica dello sviluppo di una determinata mentalità, al di là dell’indole. E il fatto che il problema dell’emarginazione delle donne sia di natura sociale e culturale dovrebbe spingerci automaticamente a pensare di agire in primis all’interno delle scuole, a tutti i livelli, genitori ed insegnanti in prima linea a formare ragazze e ragazzi che si trovino di fronte le medesime possibilità, che riescano a guardare criticamente il mondo per riconoscerne le ingiustizie, laddove ci saranno, e che si adoperino per combatterle insieme. L’istruzione, d’altronde, non si basa proprio sul proposito di educare delle persone?

Un primo passo dunque, a mio parere, potrebbe risiedere proprio nella maggiore considerazione del sistema educativo, nell’avviamento ad un pensiero critico, nella conoscenza delle cose per quello che realmente sono. E, perché no, nella lettura di testi come quello di Serena Marchi, per venire a diretto contatto con le diverse prospettive della questione – senza farsi trarre in inganno dalla propaganda politica presente in certi casi (e forse, per alcune, inevitabile).

Il mio invito, intanto, è quello di mostrarsi aperti ai problemi, valutarli in ogni sfumatura, e riflettere.

Un pensiero riguardo ““Pink Tank Pink Think”: le donne al potere come le arcadi settecentesche

  1. Anna, bellissimo articolo! Ho trovato molto interessante il breve excursus sulla storia della virilizzazione del linguaggio, e segnerò sicuramente il titolo che hai proposto! Siamo d’accordo su tutte le questiono fondamentali, su quello che questo libro offre e su quello che manca; è stato un piacere, ma già lo sai, parlarne insieme in un contesto libero come quello del gruppo di lettura. Penso che tu abbia riassunto egregiamente le questioni sollevate. Grazie anche per averci citato, speriamo (spero) di aver fatto un buon lavoro nel dipingere i contenuti di quella che, con i suoi inevitabili limiti, è di certo una lettura importante. A presto! Lucrezia

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