Liliana Angela Angeleri: storia e leggenda attraverso la cavalcata aleramica

Secolo X. Aleramo, il primo marchese del Monferrato, è un personaggio realmente vissuto, la cui nascita è avvolta nella leggenda. Sua madre non riesce ad avere figli, così formula il voto di pellegrinaggio a Roma e riesce a concepire. Iniziata la gravidanza, è colta dalle doglie a Sezzadio: il bimbo è battezzato con il nome di Aleramo. I genitori affidano il neonato ad una balia e proseguono il pellegrinaggio, consapevoli di non rivederlo mai più. Aleramo, divenuto cavaliere dell’imperatore germanico Ottone I, s’innamora, contraccambiato, della bellissima Alasia, figlia dell’imperatore, che si oppone alle loro nozze, costringendo i due innamorati a  fuggire. Dopo la precoce morte d’Alasia, Aleramo si sposa altre due volte. Divenuto marchese, da nobile combattente  riesce a fermare le scorrerie dei Saraceni. Le sue doti diplomatiche sono apprezzate dall’imperatrice Adelaide che lo vuole Grande Dignitario Imperiale e favorisce la sua nomina a marchese del Comitato di Acqui, di Savona, di Asti, di Monferrato, di Torino, di Vercelli, di Parma, di Cremona e di Bergamo.

 

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♦ Biografia dell’autrice ♦

Liliana Angela Angeleri è nata ad Alessandria, un capoluogo di provincia del Piemonte. La sua vicenda è molto singolare: non ha cercato la letteratura, ma è stata una fortissima intuizione a “ordinarle” di scrivere una sceneggiatura per un film tratto da un romanzo ottocentesco. Lei non sapeva come si compone una sceneggiatura, si è informata, ha scritto, ha trovato subito finanziamenti e una produzione di una fiction per la Rai, tutto era pronto per andare in onda; ma gli eredi degli autori del romanzo originario, dopo un anno di estenuanti trattative, hanno rifiutato di cedere i diritti d’autore. Non si è persa d’animo e ha scritto altri sei script, in attesa che le sue sceneggiature diventassero film.

Comincio questa recensione con un ringraziamento all’autrice che mi ha spedito
l’e-book, che potete trovare su Amazon – per altre informazioni o per spulciare le altre pubblicazioni di Liliana Angela Angeleri potete controllare sulla sua pagina facebook.  Il romanzo di Aleramo è composto da due storie legate fra loro, quella di Aleramo – appunto – e quella di Chiara e Ilaria che ne ripercorrono la leggenda nel presente in Profumo di leggenda.

La vicenda del primo marchese del Monferrato, Aleramo, è avvolta da un fascio di mistero e leggenda: non sono molte le informazioni certe sul suo conto. Ecco perché è molto interessante il lavoro di ricerca storica compiuto dall’autrice, che ha riportato nomi, luoghi e vicende ad una verosimile collocazione, trovando un proprio equilibrio nella scelta della versione della leggenda ed inserendovi elementi del fantastico che non stonano con il procedere della storia – immagino che maghi, creature maligne e malefici siano funzionali nello spiegare alcuni risvolti che non si potrebbero spiegare altrimenti, in una storia tanto remota. Come si legge dalla trama, e subito all’inizio del libro, ci troviamo nel X secolo, periodo travagliato e di passaggio al basso Medioevo, di cui Ottone I fu uno degli indiscussi protagonisti. E proprio lui conferirà il primo importante titolo al nostro leggendario protagonista, che lo ha aiutato ad espugnare Brescia, nominandolo suo consigliere personale.

A partire dalle nozze dei suoi genitori Aica e Guglielmo I, celebrate durante l’inizio fiabesco della storia, tutta la vita di Aleramo sarà segnata dalla mano infernale della strega Bantor, personaggio che determina i momenti tragici della sua storia alla luce di una maledizione originaria; anche lei, però, sarà sconfitta dal temerario combattente, con l’aiuto di due maghi. Il momento cruciale della storia è rappresentato da una data ben precisata nel testo, il 21 marzo 967, giorno della ancor più leggendaria << cavalcata Aleramica >>: l’imperatore, visto il valore dimostrato da Aleramo nello spazzare via i Saraceni dal territorio ligure, promise al cavaliere di donargli tutte le terre che sarebbe riuscito a cavalcare nel giro di tre giorni e tre notti. Aleramo e il suo fidato destriero riescono così ad aggiudicarsi moltissime terre, e la cavalcata diviene un’ottima occasione descrittiva per l’autrice. Ho infatti apprezzato molto questa parte della storia, che segna anche il passaggio da una parte un po’ sintetica ad una più narrativa e precisa della prosa, facendomi cambiare alcune idee iniziali sul libro, che si chiude con l’immagine di una cartina geografica che mostra come si presentava politicamente la parte sud-occidentale del Regno Italico, fra il 967 e il 980.

La caratteristica più interessante del Romanzo di Aleramo è senza dubbio l’intreccio tra storia, leggenda e fantasia, che non manca di riportare l’etimologia di alcuni nomi e detti odierni del luogo; vedi la spiegazione del nome “Monferrato”, che deriva proprio dalla leggendaria cavalcata: la tradizione vuole, infatti, che durante la pazza corsa di Aleramo il suo cavallo abbia perso un ferro, e che il cavaliere utilizzò un mattone (mùn) per ferrare (frrha) nuovamente lo zoccolo.


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Aleramo del Monferrato

Prima di continuare a parlare delle opinioni generali, riporto anche la vicenda del secondo racconto, Profumo di leggenda, un viaggio che ripercorre i luoghi della cavalcata di Aleramo ai giorni d’oggi:

Ilaria e la figlia Chiara partecipano a una gara non competitiva che ripercorre le orme della leggendaria cavalcata Aleramica. L’equipaggio dell’auto che riporta alla giuria l’oggetto più bello e originale, acquistato durante il percorso che deve durare tre giorni, è premiato con una targa commemorativa. Lungo la strada che porta a Acqui Terme, Ilaria vede un cavaliere medievale che galoppa sul sentiero che costeggia la strada, ma, diversamente da lei, Chiara non lo vede. Il cavaliere è visto anche da una pittrice che sul lungomare ha appena terminato di dipingere la tela che Ilaria decide di acquistare perché spera di vincere la targa. Chiara continua a non vedere il cavaliere. Lo vede, però, il giorno seguente, quando il cavallo perde il ferro e il cavaliere lo ritrova e glielo ribatte con un pezzo di mattone. Il terzo giorno, al traguardo, il cavallo cade a causa dell’indicibile fatica, ma i veterinari, avvisati in tempo da Chiara, gli salvano la vita. Ilaria vince la targa, è felice che Chiara abbia salvato la vita al cavallo, ma non riesce a capire se in quei tre giorni abbia visto corpi astrali o un cavallo e un cavaliere veramente esistenti.

Questa seconda parte è costellata di miti e descrizioni dettagliatissime dei luoghi che le due protagoniste visitano, luoghi molto evocativi e magici, soprattutto per chi li conosce. Il legame fra le due storie, una nel passato e una nel presente, è garantita anche dalle apparizioni, durante il percorso, della sagoma di un cavaliere a cavallo, la figura astrale di Aleramo, che fornisce un tocco fantastico anche a questa seconda storia, ma che non diventa preponderante, piuttosto resta qualcosa di simbolico, a mio parere.

Complessivamente, ho apprezzato l’argomento e i dettagli di questo libro: è una lettura piacevole, anche se, come ho detto precedentemente, la prima parte del racconto è un po’ priva di elementi stimolanti, un po’ troppo sintetica. Bisogna approcciarsi a questo testo tenendo presente che queste storie non sono state scritte per essere lasciate alla pura lettura, bensì si tratta di sceneggiature per eventuali rappresentazioni cinematografiche, per cui è comprensibile che alcune parti siano prive di una narrazione dettagliata e riassumano intere vicende in singole frasi. Le pecche che posso obiettare a questo testo sono, di conseguenza, prettamente di forma e di struttura, ma non mi hanno impedito di proseguire nella lettura, che in fin dei conti risulta scorrevole e adattissima ad un pubblico di tutte le età, anche di bambini. Molto belli anche gli inserti di canti tipicamente medievali, che solitamente determinano una svolta nella narrazione.

Consiglio dunque questa lettura agli amanti del genere cavalleresco, a chi è curioso di sapere qualcosa in più sulla leggenda di questo personaggio e a chi vive nei luoghi descritti: credo che questo libro sia anche un bel modo di rendere giustizia alla storia del territorio piemontese. Grazie ancora alla cordialissima autrice, e al prossimo articolo!

 

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