Giovanni Pascoli, “L’assiuolo”

Ieri era il 10 Agosto, il che mi ha fatto pensare a Pascoli e al suo tremendo ricordo di quello stesso giorno, nel lontano 1867, quando suo padre fu ucciso mentre tornava a casa dai figli. Ma la poesia che vi propongo oggi non è il X Agosto, bensì un’altra, quella che il critico Mengaldo definisce << un capolavoro di impressionismo simbolico >>.
<<Una notte e il canto di un uccello notturno (…) divengono la guida per mezzo della quale è possibile risalire (…) al significato simbolico e misterioso della realtà e della vita>> (Luperini).

L’assiuolo

Dov’era la luna? chè il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù…

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù…

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?…);
e c’era quel pianto di morte:
chiù…

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