Dieci passi per dieci spunti: l’epilogo del 2019

Il 2019 è stato un anno pieno di sfide. L’anno di grandi obiettivi e soddisfazioni, l’anno del tracollo emotivo. L’anno di nuove avventure e della vita di sempre, di grandi inizi e aspettative non soddisfatte. Se dovessi fare un bilancio degli alti e bassi di quest’anno inesorabile, resterei delusa e amareggiata per tutti i momenti no passati, ma sarei anche molto felice all’idea che, comunque, nonostante tutto, siano passati. Non cambia mai molto da un anno all’altro, come spesso si vuole credere, ma è bene darsi la giusta carica all’inizio di ogni viaggio, e magari stilare dei propositi per affrontare un nuovo anno al meglio.

Ho tanti progetti per il 2020, da cominciare o da portare avanti, e mi sento finalmente pronta a risollevarmi del tutto dopo un lungo periodo di malessere. Per fortuna, a farmi luce nei momenti più bui, c’erano i libri, come sempre, fedeli compagni di studio e di vita. È stato l’anno in cui ho approfondito la conoscenza di un’autrice quale Annie Ernaux, in cui ho apprezzato le opere d’esordio di sorprendenti scrittori come Jonathan Bazzi e Luca Scivoletto, in cui ho recuperato libri fondamentali come Se una notte d’inverno un viaggiatore o La metamorfosi. Dal punto di vista letterario, è stato un anno memorabile, sotto ogni aspetto. Continuerò a lavorare sulla mia formazione, e per questo sto preparando una lista di propositi di lettura, per l’anno che verrà, che spero di realizzare interamente.

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@riverberodiparole

Intanto, come ogni anno, vi faccio i miei auguri per il nuovo anno in un modo un po’ speciale, condividendo con voi dieci brani tratti da alcuni dei libri più belli che ho letto quest’anno.

[…]
Ora e nell’ora dei notturni strazi
sarò il tuo sogno quando ti addormenti;
ma venga ogni ombra, ma di me si sazi,

chiuderemo il recinto delle menti.
Dunque vedi, obbedisco al tuo comando.
Ma chi mi porterà i miei soli spenti,

i miei giorni caduti, mi domando,
che a quando a quando almeno io li tocchi?
Dell’umana natura posta in bando

avevo fatto un patto coi miei occhi,
con te, amore, dolce guida e caro.
Ma dei giorni ingoiati in vuoti blocchi

cuore, suvvia, sanguina più amaro.
Qui la morte per me pianta le tende,
qui al suo tribunale io dichiaro

che è questo vuoto quello che mi offende,
vuoto infinito, infinito niente,
un niente che dà niente e niente prende

nel niente di un tale niente di niente
che l’anima nel cuore fa tremare.
Tra nudi spettri e vane ombre e niente

sento più nausea di chi soffre in mare.
Tratto da La tentazione, II, Cento quartine e altre storie d’amore, Patrizia Valduga

«Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso – il che, d’altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch’io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente».
Il nostro bisogno di consolazione, Stig Dagerman

«Peccato però che, a differenza dei cristiani, che in Dio ancora ci credevano, nessuno credesse più tanto nel comunismo. E ora suo padre era come un combattente senza guerra, addestrato a una rivoluzione che non ci sarebbe mai stata, perché la Storia era andata nel frattempo da un’altra parte. E il dubbio era se quella scorza ormai ce l’avesse pure lui, se gliel’avevano fatta crescere a forza di insegnamenti, parole d’ordine, modi di fare, rendendolo il figlio disadattato di un’altra epoca.
“Non so cosa farmene di tutti gli insegnamenti dei miei”, le disse a un tratto. Era la prima volta che trovava parole così esatte».
I pionieri, Luca Scivoletto

«In che stato sono. Sono fatto di fango, dentro e fuori. Mia madre non mi riconoscerebbe. Fulvia, non dovevi farmi questo. Specie pensando a ciò che mi stava davanti. Ma tu non potevi sapere che cosa stava davanti a me, ed anche a lui e a tutti i ragazzi. Tu non devi saper niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti».
Una questione privata, Beppe Fenoglio

«Sotto la felicità, l’irrequietudine di un agio conquistato a fatica. […]
Obbligata sacralizzazione delle cose. E sotto ogni parola, degli uni e degli altri, le mie, sospettare invidie e paragoni. Quando dicevo «c’è una ragazza che ha fatto il giro dei castelli della Loira», subito, offesi, «avrai tutto il tempo di andarci. Stai contenta con quello che hai!». Un perenne senso di mancanza, senza fondo. […] Il timore di essere fuori posto, di avere vergogna. Un giorno è salito per errore in prima classe con un biglietto di seconda. Il controllore gli ha fatto pagare il supplemento. Altro ricordo di vergogna: dal notaio ha dovuto apporre a un documento il suo primo formale «letto e approvato» prima della firma, non sapeva come scriverlo correttamente, ha scritto «ha provato». Imbarazzo, ossessione di quell’errore, sulla strada del ritorno. L’ombra dell’indegnità. […]
Di fronte alle persone che reputava importanti si irrigidiva, timido, preferendo non fare mai domande. In breve, si comportava con intelligenza. Il che equivaleva a percepire la nostra inferiorità per poi rifiutarla nascondendola come meglio poteva. […] Vergogna di ignorare ciò che avremmo di certo saputo se non fossimo stati ciò che eravamo, ossia inferiori».
Il posto, Annie Ernaux

«La mondialità è tutto l’umano pervaso dalla divinazione della sua diversità, connessa in estensione e in profondità attraverso il Pianeta. Con le sue alchimie silenziose, la mondialità instilla in noi la presenza di un invisibile più vasto del nostro spazio, di una parte di noi più vasta di noi stessi. Amplifica le percezioni, demoltiplica i punti di ancoraggio, ne inventa di nuovi, risveglia l’ignoto e l’imprevedibile in quello che viviamo, ci meraviglia e ci turba. Ci trasmette il gusto di imparare a vivere questo ignoto e questo imprevedibile, ad accoglierli senza farci travolgere, a coglierli nonostante tutto. Distilla l’intuizione di un mondo che abitiamo, che ci abita, che tocchiamo e che ci tocca, che è già costruito ma che possiamo continuare a edificare, che ci forgia ma nel quale possiamo aspirare a un divenire. Ci infonde la sensazione di un mondo aperto e che ci apre, impossibile da circoscrivere, impossibile da definire, che si profila in ombre tracce fughe vuoti scontri e limpidezze attraverso connessioni insolite dei nostri immaginari. […] La mondialità è soprattutto ciò che la mondializzazione economica non ha previsto, […] è l’inatteso umano – poeticamente umano – che resiste loro, li oltrepassa e rifiuta di disertare il mondo!»
Fratelli migranti – contro la barbarie, Patrick Chamoiseau

«Tutti sorvegliavano tutti. Bisognava assolutamente conoscere le vite degli altri – per poterle raccontare – e rendere la propria inaccessibile – perché non fosse raccontata. […] Una disapprovazione senza appello era riservata ai divorziati, ai comunisti, ai conviventi, alle ragazze madri, alle donne che bevevano, che abortivano, che erano rasate a zero durante la Liberazione, che non sapevano badare alla casa eccetera. […] Perenne esposizione allo sguardo altrui, che obbliga a mantenere una condotta rispettabile, […] a non manifestare le emozioni, rabbia o tristezza, a dissimulare tutto ciò che potrebbe suscitare invidia, curiosità o che rischia di essere riferito».
La vergogna, Annie Ernaux

«Ogni nuovo libro che leggo entra a far parte di quel libro complessivo e unitario che è la somma delle mie letture. Questo non avviene senza sforzo: per comporre quel libro generale, ogni libro particolare deve trasformarsi, entrare in rapporto coi libri che ho letto precedentemente, diventarne il corollario o lo sviluppo o la confutazione o la glossa o il testo di referenza. […] Non ho fatto altro che portare avanti la lettura d’un unico libro».
Se una notte d’inverno un viaggiatore, Italo Calvino

«Se oggi lo stigma non mi imbriglia poi molto, forse è proprio perché sono cresciuto in quel posto. Rozzano il veleno e l’antidoto. Davanti al pregiudizio reagire alzando la posta: meglio tacere? Lo sapranno anche i muri. I panni sporchi si lavano dove pesa meno farlo.
Le persone non sono soprattutto il loro prendere posizione rispetto a circostanze, fatti e vissuti già dati? Siamo dispositivi vivi, che possono sempre ricombinare le contingenze».
Febbre, Jonathan Bazzi

Il libro putrefatto dalla pioggia, l’argilla che ha smottato,
la terra stride, i piatti crollano,
i muri si scollano dai quadri,
nulla è allineato come i pianeti che crediamo di capire.
Nella scossa che i cani annunciavano latrando stamattina
coi musi puntati verso uno sciame di api immaginario
il pavimento slitta verso il vuoto. Anche noi
fuggiamo nell’onda di una memoria della specie
(oh tempesta di fuoco e di basilico,
di lampade e letti scardinati
e tu monte che inghiotti acqua e aria)
mentre la casa si scompone e scompare.
Historiae 2, Historiae, Antonella Anedda

Spero che questi lunghi stralci si depositino in voi e colpiscano qualcosa, come hanno fatto con me. Che possano essere pungoli per l’anima. E vi auguro un anno pieno di letture folgoranti, di mete raggiunte, di limiti oltrepassati (quelli che inchiodano, che bloccano). Vi auguro felicità e soddisfazione, e vi auguro di avere tutta la forza necessaria per ricominciare quando va male, tutte le volte che servirà.

Buon 2020.

2 pensieri riguardo “Dieci passi per dieci spunti: l’epilogo del 2019

  1. Auguroni di cuore! Anch’io ho recuperato Se una notte d’inverno un viaggiatore, bellissimo libro :))

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    1. Bellissimo davvero, mi è dispiaciuto non averlo letto prima!

      Piace a 1 persona

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